ASPI – Cos’è e come funziona

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ASPI – Cos’è e come funziona
17 Aprile 2013

ASPI – Cos’è e come funziona

ASPI – Cos’è e come funziona

L’Aspi subisce una riduzione del 15% dopo i primi 6 mesi e un’ulteriore riduzione del 15% dopo il dodicesimo mese.

Entrata in funzione il 1° gennaio 2013, l’ASPI – Assicurazione Sociale per l’Impiego grazie alla legge 92/2012 (meglio conosciuta come Riforma Fornero), sarà a pieno regime solo dal 2017 e sostituisce le indennità di mobilità (che rimarrà in funzione fino al 31/12/2015), di disoccupazione non agricola ordinaria, di disoccupazione con requisiti ridotti e di disoccupazione speciale edile.

Restano quindi la cassa integrazione ordinaria e quelle straordinaria in caso di ristrutturazione aziendale.

L’ASPI si applica a tutti i dipendenti privati (esclusi gli operai agricoli) compreso gli apprendisti, i soci lavoratori subordinati di cooperative e i lavoratori dello spettacolo e ne hanno diritto, in caso di licenziamento, coloro i quali hanno almeno 2 anni di anzianità contributiva e 52 settimane di contribuzione nell’ultimo biennio. Per i lavoratori che non hanno detti requisiti si applica la “Mini ASPI” per la quale sono sufficienti 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi e viene corrisposta per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate nell’ultimo anno.

La differenza rispetto agli ammortizzatori sociali precedenti sta sia nella durata che nell’importo riconosciuto.

Con l’ASPI, infatti, si ha il sostegno al reddito per una durata (a regime dal 2017) di massimo 12 mesi per chi ha meno di 55 anni di età e 18 mesi per chi li supera.

Per il periodo 2013-2015 si avrà diritto all’ASPI per periodi minori che cresceranno di anno in anno. Nel 2013 i soggetti con meno di 50 anni potranno ottenere il sostegno per massimo 8 mesi che aumenteranno a 10 nel 2015 e a 12, appunto, nel 2017. I soggetti con più di 50 ma meno di 55 anni avranno diritto a 12 mensilità ASPI nel periodo 2013-2015. I lavoratori con più di 55 anni di età a 16 mesi per poi diventare 18 a partire dal 2017.

L’importo riconosciuto è pari al 75% per chi aveva una retribuzione mensile fino a 1.180 euro. Per retribuzioni superiori si ha diritto, oltre al 75% della retribuzione, ad un 25% sul differenziale tra i 1.180 euro e l’importo effettivo dello stipendio.

L’Aspi subisce una riduzione del 15% dopo i primi 6 mesi e un’ulteriore riduzione del 15% dopo il dodicesimo mese.

Se il lavoratore trova lavoro durante la copertura ASPI, il trattamento viene sospeso se l’impiego dura meno di sei mesi, mentre si perde il diritto alla copertura ASPI se si rinuncia ad un’offerta di lavoro la cui retribuzione è superiore di almeno il 20% della cifra ricevuta come indennità.

L’ASPI viene alimentato anche dalle imprese mediante il versamento di contributi pari al 1,3% per i lavoratori a tempo indeterminato e al 1,4% per quelli a tempo determinato.

Ma le novità non finiscono qui:

Le imprese che ricorrono ai licenziamenti (per qualsiasi motivo, anche quello di natura economica, per crisi, ecc.) devono versare un contributo una tantum pari al 41% della retribuzione di riferimento di €1.180 per ogni mese di durata del rapporto di lavoro fino ad un massimo di tre anni.

Così, ad esempio, un dipendente con 10 mesi di anzianità, se licenziato, costerà all’azienda come contributo ASPI € 403,17 (41% di 1.180 : 12 mesi , X 10 mesi), un dipendente con 17 mensilità di servizio € 685,38 (41% di 1.180 : 12 X 17 mesi) e se l’anzianità è di oltre tre anni € 1.451,40 (41% di 1.180 : 12 X 36 mesi, periodo massimo di riferimento).

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